Le Aziende del nostro territorio, tra innovazione e tradizione
Intervista e articolo di Alberto Visonà
Mi piace andare a spasso per Camisano. Il centro storico non è poi così grande e conosco a memoria ogni più piccolo angolo.
Ci sono le vetrine, alcune vuote (la crisi…), altre soggette a continui cambi di gestione, altre ancora sono autentici pilastri sui quali si poggia la storia del commercio camisanese e del suo meraviglioso mercato domenicale, un vero e proprio evento che ogni domenica mattina trasforma e travolge tutto con la sua festosa caciara.
Oltre una di queste storiche vetrine il tempo sembra essersi fermato.
Il marciapiede, all’altezza di quel negozio, è così stretto che quasi ci si vede costretti ad affacciarsi ed entrare. E a quel punto, come se aveste attraversato lo Specchio, vi troverete catapultati in un’altra dimensione e sarete così affascinati da quel che vedrete che potrebbe mancarvi il respiro. Bretelle, papillons, bastoni da passeggio, ombrelli, accessori moda di ogni guisa per accontentare anche i clienti più esigenti, ma, soprattutto, cappelli, cappelli ovunque, cappelli che vi circondano quasi a toccarvi per attirare la vostra attenzione! Panama, Borsalino, Baschi, Bombette, Cilindri, cappelli eleganti e sportivi, per cerimonia e per uso quotidiano, tutti disposti con gusto, un’esposizione accurata in un contesto d’altri tempi, quasi “antico” seppur al passo coi tempi e con la moda corrente. Anzi, talvolta un passo più in là, autentica avanguardia di stile. Gli artisti, si sa, hanno la capacità di capire ciò che agli altri sarà chiaro solo in seguito.
A questo punto, dicevamo, avete attraversato lo Specchio, ma dietro al banco non vi troverete Humpty Dumpty o, per restare in tema, il Cappellaio Matto. Anche se un po’ matto Nicola Zamunaro, titolare assieme alla sorella Claudia dell’omonima Cappelleria in centro a Camisano Vicentino, deve esserlo per davvero. O, se non proprio matto, senz’altro coraggioso perché ha osato e ha vinto la sua scommessa perpetuando la tradizione, in terza generazione e oltre novant’anni dopo la fondazione del negozio, di offrire un prodotto un po’ di nicchia rispetto ad un passato non così recente, quando in ogni casa potevamo trovare almeno un copricapo. Straordinariamente competente, appassionato, foriero di preziosi consigli (ve lo raccomando) se vorrete affidarvi a lui, in special modo se state acquistando il vostro primo cappello, Nicola non vi deluderà e saprà condurvi alla scelta più giusta e adatta alla vostra personalità e al vostro stile.

È perlomeno curioso che un ragazzo, qual eri tu quando hai iniziato la tua avventura, si sia gettato con così tanta passione e competenza in un’attività commerciale (ereditata dal nonno Angelo, papà Antonio e da mamma Ester, che ancora ti affianca e ti supporta) che parrebbe destinata ad una clientela ristretta, riscuotendo successo e facendosi largo tra l’esplosione dei centri commerciali prima e della vendita on line ora. Qual è il segreto?
Il segreto è la passione!
Amo vendere, ma soprattutto indossare cappelli e berretti e mi piace trasmettere questa cosa ai clienti.
Il cappello ha avuto una forte crisi in passato, dopo anni in cui tutti lo indossavano si è passati in un periodo, che parte dagli anni sessanta, in cui non indossarlo era quasi un modo per rompere con il passato fino ad allora forse troppo… impostato.
Ora i copricapi in genere sono nuovamente attuali in quanto elementi caratterizzanti di uno stile con il quale molte persone si vogliono distinguere (oltre che svolgere un’efficace funzione protettiva).
Certo, oggi le cappellerie sono poche ma ciò è dovuto soprattutto ad un mancato cambio generazionale, cosa che invece noi abbiamo portato avanti.
Chi ha avuto il piacere di entrare nel vostro negozio ha potuto apprezzare, oltre alla vasta offerta dei prodotti proposti – tutti di alta qualità, anche quelli più economici – anche la grande preparazione e la competenza nella descrizione dei materiali e delle fogge nonché l’amore per il proprio lavoro, qualità che il cliente percepisce e apprezza. Presumo che, oltre alla passione, vi sia alle spalle un continuo aggiornamento sia tecnico (tessuti, metodi di lavorazione) che di proposte moda.
Assolutamente!
Oggi senza continui aggiornamenti e ricerche penso che nessuna attività porterebbe a risultati positivi.
Fiere del settore moda, e non solo, in Italia e in Europa sono spesso dei punti di riferimento per nuove proposte ed idee. L’uso dei social a 360 gradi è diventato uno strumento importantissimo per seguire tendenze, raggiungere nuovi clienti e una maggiore visibilità.
Bisogna “uscire dalla propria attività” per ritornare con un bagaglio pieno di nuovi input.
Camisano non è un paese così piccolo, ma certamente non è un centro urbano come possono essere, ad esempio Vicenza o anche Bassano del Grappa. Pregi e difetti del paese di provincia, con riferimento alla vostra attività?
Il bello del centro di Camisano, secondo me, è la struttura del centro storico soprattutto dal punto di vista della distribuzione dei negozi (un vero e proprio centro commerciale all’aperto) molti dei quali storici e a conduzione familiare. Importante poi la posizione centrale tra Vicenza e Padova tanto che molte persone preferiscono raggiungere Camisano in quanto più comodo.
I difetti possono essere quelli, appunto, della cittadina di provincia. Il commercio, a mio modesto parere, deve costantemente guardare avanti e non rimanere legato ai successi del presente e del passato o, com’è appunto il caso del nostro paese, fare troppo conto nella storicità del mercato domenicale. Penso che se una volta c’era ‘Camisano il paese degli acquisti’ e poche altre realtà, oggi l’offerta è così vasta (aggiungiamo poi gli acquisti via web) che stare fermi può portare alla fine. C’è da dire che, guardandomi intorno, ho la sensazione che la maggior parte dei miei colleghi negozianti abbia intrapreso, seppur tra le mille difficoltà contingenti che negli ultimi anni hanno attraversato l’Italia, la giusta strada e questo mi rende ottimista: se tutte le realtà commerciali del territorio sono floride, tutta la cittadinanza ne trae beneficio.

Personalmente ho memoria di come simpaticamente addobbasti, con cappelli appesi un po’ ovunque, il cortile retrostante il negozio in occasione di alcune fiabe animate raccontate ai bambini. Vuoi qui raccontarci qualche altro episodio curioso o in qualche modo singolare?
Episodi curiosi ce ne sono così tanti che potrei scrivere un libro (prima o poi lo farò!).
Un po’ macabro da raccontare ma che capita meno raramente di quello che si possa pensare è l’acquisto di un cappello, fatto solitamente dai figli che lo vogliono mettere nella bara del padre (abituato ad averlo sempre con sé) per poter tenere come ricordo quello da lui indossato.
Oppure ricordo quella signora che guardando un cartello vetrina con immagine di un modello che indossa un Borsalino mi dice che è dispiaciuta che sia stato ucciso in un attentato (intendeva il giudice Borsellino)… Le spiego che si sta sbagliando, ma lei era convinta che fosse la stessa persona.
E tanti tanti altri…
Un paio di domande un po’ banali, ma mi incuriosiscono: c’è differenza tra uomini e donne? Quali sono più difficili da accontentare? E qual è la richiesta più frequente tra i più giovani?
Non ci sono grandi differenze tra uomini e donne come invece spesso si tende a pensare.
Potrei forse dire che in media la clientela femminile osa sicuramente di più.
Il problema a volte sorge quando si presenta la coppia di 60/70, in questo caso, quasi sempre, a decidere per lui è la moglie.
I giovani hanno spesso idee chiare e vogliono accessori legati alla tendenza del momento. I più difficili da accontentare sono logicamente gli indecisi o chi entra e mi dice: “Mi piacerebbe prendere un cappello ma io non sto bene, non fa per me”.
L’esempio che faccio spesso per cercare di proporre qualche modello invece adeguato è che tutti hanno un copricapo adatto al proprio volto… Se vi dicono che non ci vedete e che dovete mettere gli occhiali, vedrete che la montatura giusta, adatta anch’essa al proprio volto, che vi sta bene e che decidete di indossare, c’è… Bene, stessa cosa è per un cappello; bisogna entrare in una realtà come la nostra cappelleria, provare, accettare un consiglio (noi cerchiamo di guadagnare un nuovo cliente in partenza e non di perderlo per un cattivo consiglio) e, logicamente, abituarsi a portare questo splendido accessorio.
Se comincerete non ne farete più a meno.
Chiudiamo con un’occhiata sul futuro. Credo che gli articoli da voi proposti siano senza tempo e ti immagino, tra molti anni, ancora qui a proporre cappelli e ombrelli a vanitosi cyborg o petulanti robot.
Scherzi a parte, la tua visione?
E’ difficile fare previsioni ma penso che per guardare al futuro bisogna anche conoscere il passato.
Quello di coprirsi la testa è un uso antichissimo e moltissime testimonianze ne abbiamo nei dipinti, nella scultura, nei mosaici, nelle monete e nei documenti scritti fino arrivare ai giorni nostri dove anche i media (TV, cinema, ecc…) pullulano di riferimenti.
Pensate a personaggi famosi della storia del cinema o del mondo musicale e vi renderete conto che molti portavano o portano un cappello, una corona, un berretto, un cilindro, un elmo, ecc…
Questo per dire che sono sicuro che il cappello non sparirà mai.
Ci saranno sicuramente delle nuove idee, immagino un futuro dove l’ombrello ci coprirà senza essere tenuto in mano e copricapi che saranno prodotti con materiali ipertecnologici con sensori che registreranno i nostri pensieri…
Ma ci saranno sempre i nostalgici, coloro che si proporranno con uno stile al di fuori del tempo e delle masse indossando un Borsalino alla Humphrey Bogart, uno Stetson alla John Wayne, un berretto alla Marlon Brando e donne che vorranno rispecchiarsi nello stile di Audrey Hepburn (e ho fatto riferimenti solo al cinema).
Ricordate… La torta è buona anche senza ciliegina ma con è un altro vedere!
Idem un cappello.



