Gelindo Bordin, la maratona come metafora di vita.

Gelindo Bordin, la maratona come metafora di vita.


Articolo di Alberto Visonà
Foto da vicenza.italiani.it


La maratona è una corsa che affascina tanti podisti perché rappresenta una sorta di sfida con i propri limiti. Ci sono corse anche più lunghe che mettono a dura prova il proprio corpo e la mente, però la maratona è anche storia (Orlando Pizzolato)

Spiridon Louis, Shizo Kanakuri, Katherine Switzer, Abebe Bikila, Emil Zàtopek, Dorando Pietri, Gabriela Andersen-Schiess… nomi che, per motivi diversi, riportano alla leggenda dello sport mondiale, a quella che per storia, prima ancora che per tradizione, è la competizione imperatrice dei giochi olimpici: la Maratona.
In un’epoca, la nostra, in cui le specialità sportive estreme hanno portato donne e uomini a sfidarsi al limite delle loro possibilità grazie a metodi di allenamento, materiali, supporti tecnici, diete e integratori, la vecchia Maratona olimpica mantiene inalterato il suo fascino e il suo vincitore può fregiarsi dell’augusto alloro con l’orgoglio di chi è consapevole di essere passato alla storia.
Talvolta accade che l’antico cimento abbia luogo in terre esotiche, nuovi traguardi cui la globalizzazione sportiva deve giustamente guardare per esportare discipline colà semi-sconosciute al cospetto di un pubblico neofita ed entusiasta.
Talvolta accade che alla vigilia di questa gara un atleta decida di passare la serata in discoteca con gli amici, venendo meno a quel protocollo universalmente riconosciuto che vuole le ore precedenti un impegno così difficile dedicate alla concentrazione, alla corretta alimentazione ed al riposo.
E, infine, talvolta accade che il suddetto atleta, a ben guardare la sua vita qualche anno prima, non avesse dovuto trovarsi lì, in quel momento. Almeno non per correre la gara della vita. Sarebbe stato più probabile per lui trovarsi in qualche cantiere edile, con le scarpe infangate, ad esercitare la professione di geometra, lavoro certamente nobile, ma meno votato a far entrare nella leggenda.
Ed invece, passo dopo passo, respiro dopo respiro, al fianco dei forti atleti degli altipiani africani, dei rocciosi nordeuropei, degli eleganti anglosassoni, dei mai domi centroamericani, godendo dei chilometri che scorrono sotto le suole e del viaggio che, mai come in questo caso nel mondo dello sport, è importante tanto quanto la meta, il nostro campione, il protagonista della nostra storia, Gelindo Bordin, vicentino di Longare, classe 1959, trionfa, primo italiano nella storia, nella Maratona olimpica. I giochi sono quelli di Seul nel 1988.
Rispondendo ad una domanda al giornalista di repubblica.it, disse:
“La maratona è ovunque. Ha una componente spirituale che nessuno vede ma è cruciale. Ti insegna ad aspettare e poi anche a colpire, è una metafora dell’esistenza. Io ho messo a frutto l’esperienza della vita contadina di Longare nella quale son venuto al mondo: attendere la semina, il raccolto, l’uomo deve assecondare le stagioni, non aggredirle. E così la maratona, che va ascoltata, come una canzone”

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